Valerio Federico su StradeOnline.it

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Da stradeonline.it 

10 gennaio 2017

Il sistema di Regione Lombardia prevede il trasferimento di funzioni e risorse a società cosiddette in house, partecipate cioè al 100% dall’Istituzione la cui Giunta ne nomina i vertici. Società che, a loro volta, detengono partecipazioni con conseguenti ulteriori nomine. In primo luogo consistenti finanziamenti vengono trasferiti dalla Regione a queste società.

Essenzialmente sono due le peculiarità di questo sistema. In primo luogo consistenti finanziamenti vengono trasferiti dalla Regione a queste società: 3,6 miliardi di Euro solo nel 2015 (3,1 per la sanità). In secondo luogo, una parte importante dei servizi ad esse affidati senza gara sarebbero disponibili sul mercato in regime di concorrenza. La politica in Lombardia prosegue dunque nell’ostinarsi a produrre servizi direttamente con propri uomini e nello stesso tempo a regolamentarli, inquinando i mercati.

Inoltre con l’intermediazione non necessaria delle società pubbliche si agevola l’insinuarsi di un sistema corruttivo poiché trattando direttamente con una società – che sfugge più facilmente ai controlli rispetto all’Istituzione – risulta più semplice lo scambio di contratti di forniture o di servizi con assunzioni, denaro o voti.

Infrastrutture Lombarde SpA, che rientra tra queste società in house, oltre a fungere da stazione appaltante – funzione che le altre Regioni non delegano a una società ma svolgono direttamente “in economia” – si occupa di progettare, realizzare, ristrutturare ospedali e grandi infrastrutture, di gestire il patrimonio immobiliare di Regione Lombardia, di sviluppare e attuare le politiche energetiche regionali nonché di BreBeMi, Pedemontana e Tangenziale Est di Milano, detenendo il 50% di Concessioni Autostradali Lombarde SpA.

Gli ordinamenti europei e italiani, sempre più negli ultimi anni, tendono a limitare a casi eccezionali il ricorso a società in house, a maggior ragione quando forniscono servizi disponibili sul mercato, e ad affermare la prevalenza della gara pubblica quando possibile. Nel caso in cui una istituzione opti comunque per questa scelta deve garantire un controllo pari a quello che attua per i propri uffici, il cosiddetto “controllo analogo”.

Le ragioni di carattere generale per le quali i Radicali chiedono la liquidazione di Infrastrutture Lombarde, con la mia candidatura ad Amministratore Unico con questo solo obiettivo, sono principalmente due:

1) quando è possibile i servizi vanno prodotti in regime di concorrenza, con benefici in termini di costi ed efficienza per il cittadino e di superamento o limitazione della commistione tra politica ed economia finalizzata a potere e consenso;

2) il controllo analogo di una società da parte di una Istituzione, ad essa collegata tramite le nomine, si è dimostrato spesso precario ed inefficace. Così è avvenuto incontrovertibilmente nel caso di Infrastrutture Lombarde.

Negli ultimi anni le autorità, ANAC e Antitrust, la Corte dei Conti e i tribunali hanno evidenziato come il controllo di Regione Lombardia su Infrastrutture Lombarde SpA abbia spesso fallito – sulle convenzioni, sui bandi, sui crediti, sui costi, sulla gestione del personale, sulla trasparenza degli atti, sui pagamenti, sulla scelta degli affidatari, così come nell’evitare fenomeni corruttivi – e messo in discussione, partendo dalle norme, la legittimità dell’esistenza di una società che da una parte si è sostituita alla Regione, dall’altra al mercato. Retribuzioni sempre più elevate delle corrispondenti figure nell’organico regionale, dieci anni di mancate rendicontazioni sulle commesse eseguite, fatture risalenti al 2010 ancora da saldare sono solo alcuni esempi.

Perché dunque non liquidare questa società e restituire un pieno controllo democratico alla Regione? Partiti, correnti, gruppi di potere, anche di matrice ecclesiastica, hanno lottizzato, favorito, determinato successi e affari, indirizzato consenso, marginalizzando il controllo democratico dei consiglieri eletti e dei cittadini. Il presidente Maroni può rivedere tutto questo, noi glielo chiediamo.

Per sostenere la mia candidatura è necessario raccogliere la sottoscrizione di almeno 100 elettori residenti in Lombardia. Hanno già aderito alcune personalità di rilievo del mondo liberale – dal prof Alessandro De Nicola ad Alberto Mingardi a Franco Debenedetti a Giordano Masini. Per chi volesse firmare o sostenere l’iniziativa, informazioni e adesioni alla pagina Facebook dell’iniziativa.